Bellissimo numero quello di dicembre. Come sempre foto favolose ed articoli che ci fanno sognare la vera Polvere.
Riporto per intero l'editoriale del numero, uno dei più originali e simpatici che abbia mai letto.
Editoriale numero 21.
PRAY FOR POWDER. C'è una invisibile ma netta linea di demarcazione tra l'innocente speranza di una abbondante nevicata e l'incondizionata certezza che i nostri desideri di neve fresca, sollecitati da una preghiera, verranno soddisfatti.
La parola esatta per definire tutto questo è: fede.
Il concetto è semplice, una preghiera può funzionare solo se è supportata dalla fede. Elementare, lo insegnano ai bambini al catechismo. Ma voi, realmente, pregate per la neve fresca? Più in generale, pregate? Quando è stata l'ultima volta che siete rimasti in ginocchio per più di cinque minuti di fila, escludendo il sesso?
Possiamo stare a discutere all'infinito sull'efficacia della preghiera. Possiamo sorridere o al contrario rimanere scandalizzati dall'idea che su una rivista di sci e di snowboard si parli del senso intrinseco della preghiera, ma a me interessa spostare la vostra attenzione su un concetto diverso.
Vi prego, continuate a leggere.
Uno studio recente realizzato nella Corea del Sud ha analizzato un gruppo di donne sottoposte alla inseminazione artificiale contraddistinte dal fortissimo desiderio di rimanere gravide. Il gruppo è stato diviso in due sottogruppi in base a un semplice criterio: nel primo gruppo sono confluite le donne che hanno dichiarato di supportare la loro determinazione a diventare madri con la preghiera, mentre nel secondo sono rimaste le donne che hanno dichiarato di non pregare. Tutte le donne in entrambi i gruppi sono state sottoposte alla medesima pratica di fertilizzazione in vitro, alla medesima dieta, e hanno vissuto nelle medesime condizioni ambientali. I risultati sono sorprendenti. Nel gruppo di donne dedite alla preghiera la percentuale di gravidanze portate a buon termine è doppio rispetto all'altro gruppo. La comunità scientifica è concorde sul fatto che una terapia o un trattamento medico accelerano e amplificano i loro effetti, in una parola hanno maggiore efficacia se realizzati su un paziente in condizione emotiva di forte e determinata positività. La preghiera, facendo appello alle energie interiori del paziente, realizzerebbe ancora meglio di un placebo un effetto positivo sull'equilibrio ormonale del soggetto. Tutto ciò, presumibilmente, deve essere supportato dalla fede. Insomma, credici per davvero e vedrai, funzionerà.
Finalmente ecco il punto. Non ho dubbi sulla vostra fede, cari lettori.
Immagino voi a mani giunte inginocchiati sullo scendiletto, intenti a recitare le preghiere della sera. Preghiere per la polvere. Vi immagino in pellegrinaggio sui siti delle previsioni meteo, in processione in città con il naso all'insù, scrutando il cielo.
La vostra fede vi salverà.
Anche quest'anno presto o tardi lei, la neve, arriverà. Il malato che mi preoccupa invece, è "il Grande Sci Italiano".
Mi preoccupano alcuni manager di aziende del settore, mi preoccupano le Olimpiadi di Torino, mi preoccupano un certo tipo di Scuole e di Maestri di Sci; mi preoccupano tutti quelli che fino a ora si sono soltanto sforzati di recitare le loro preghiere senza pensare, senza trasporto, senza passione. Senza fede. Recitate così, senza convinzione, senza coraggio, senza la certezza che ne abbiamo davvero bisogno, credete a me, quelle "preghiere" non funzioneranno. Sono fiato sprecato. Lo sci e la montagna italiana hanno bisogno di creatività, di nuove idee, di nuovi progetti, di nuove professionalità, ma soprattutto hanno bisogno di convinzione. Serve crederci per davvero, permettetemi, questo è un "richiamo alla fede". Le preghiere da sole, recitate a memoria, non funzionano più. Un nuovo modo di sciare e di vivere la montagna esiste. Il freeride e il freestyle italiano sono una realtà che si consolida. Signori manager, guardatevi intorno, qualcuno ha iniziato a crederci per davvero e i risultati si vedono. Siate prima fedeli, poi pregate. Credete. Pensate a uno sci più divertente e creativo e mettetevi a contare i freerider oppure i freestyler in coda agli impianti di risalita. Loro ci sono. Noi ci siamo. Voi dove siete?
Emilio Previtali.
|